Le date dell’Accensione riscaldamenti non sono uguali in tutta Italia: dipendono dalla zona climatica del Comune, non soltanto dalla Regione. Il calendario riferito alla stagione 2025-2026 applica il D.P.R. 412/1993, salvo ordinanze locali motivate dal meteo. Per gli impianti centralizzati, l’amministratore deve rispettare periodo, ore massime e temperatura prevista dalla norma.
- Le Date accensione partono dal 15 ottobre in zona E e dal 1° dicembre in zona A.
- Milano rientra normalmente in zona E, Roma in zona D, Napoli in zona C.
- La temperatura ordinaria negli appartamenti non deve superare 20 °C, con una tolleranza di 2 °C.
- Il sindaco può anticipare, ridurre o posticipare il funzionamento con un’ordinanza motivata.
- Per una caldaia autonoma, la responsabilità del rispetto delle regole ricade sul proprietario o sull’occupante responsabile dell’impianto.
Accensione riscaldamenti 2025: perché il calendario dipende dal Comune e non dalla Regione
Il Riscaldamento 2025 viene spesso cercato Regione per Regione, ma la regola tecnica è diversa. Il riferimento è il Comune dove si trova l’immobile e la sua zona climatica, assegnata in base ai gradi-giorno. Due Comuni della stessa provincia possono quindi avere date differenti, soprattutto nelle aree collinari, montane o interne.
Le Regioni italiane non stabiliscono autonomamente il calendario nazionale dei termosifoni. La base normativa resta il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, ancora utilizzato per definire il periodo ordinario di esercizio degli impianti. Il D.P.R. 74/2013 disciplina invece controlli, manutenzione e conduzione degli impianti termici. Chi consulta soltanto una mappa regionale rischia di prendere una data sbagliata per il proprio indirizzo.
La distinzione ha un effetto pratico immediato per Lei. La Lombardia viene associata alla zona E perché Milano ricade in quella fascia, ma non ogni Comune lombardo segue automaticamente lo stesso schema. Lo stesso vale per il Lazio: Roma è normalmente in zona D, mentre alcuni Comuni interni più freddi possono essere collocati in zona E. L’altitudine, la posizione geografica e i dati climatici storici spiegano queste differenze.
Per un condominio, l’assemblea non può decidere liberamente di avviare l’impianto centralizzato settimane prima della data ammessa. Può scegliere gli orari all’interno del limite massimo consentito, può fissare una temperatura prudente e può organizzare l’accensione graduale, ma non può superare il quadro stabilito dalla legge o da un’ordinanza comunale. Gli obblighi pratici dell’amministratore comprendono anche la gestione dei controlli e della documentazione: questa guida sugli obblighi dell’amministratore di condominio aiuta a distinguere le competenze condominiali da quelle del singolo proprietario.
Nel caso di caldaia autonoma, il proprietario, l’inquilino o il soggetto nominato terzo responsabile deve rispettare le regole di esercizio. Una caldaia a condensazione come una Vaillant ecoTEC pure da 24 kW o una Ariston Clas One da 24 kW può essere programmata tramite cronotermostato, ma la programmazione non annulla i vincoli sul periodo e sulle ore. Il termostato serve a evitare sprechi e accensioni inutili, non a trasformare l’impianto in un sistema libero da regole.
Il controllo preliminare più concreto consiste nel cercare sul sito del proprio Comune la voce “zona climatica”, “ordinanza riscaldamento” oppure “impianti termici”. Nel 2025, come nelle stagioni precedenti, alcuni Comuni hanno pubblicato avvisi specifici nei giorni immediatamente precedenti alla partenza. Non basta leggere un articolo generale, perché un’ordinanza locale può cambiare temporaneamente data e durata.
Le Normative riscaldamento prevedono anche che il generatore sia mantenuto in efficienza. Se la caldaia segnala un codice, non occorre confondere un blocco tecnico con il calendario di avvio. Il codice F28 su molte caldaie Vaillant indica un’anomalia di accensione; il codice 501 su vari modelli Ariston riguarda invece la mancata rilevazione della fiamma. In entrambi i casi, la verifica su gas, combustione e componenti interni spetta a un tecnico abilitato.
Una manutenzione ordinaria rilevata nel 2026 costa spesso da 90 a 150 euro per una caldaia domestica a gas, con differenze rilevanti tra città, potenza dell’apparecchio e controlli richiesti. Il prezzo non include necessariamente analisi fumi, bollino o interventi su componenti guasti. Prima di accendere dopo mesi di fermo, Lei dovrebbe verificare che la pressione a freddo sia normalmente vicina a 1-1,5 bar e che non compaiano perdite, odore di gas o allarmi sul display.
Il calendario nazionale dà la cornice, ma l’indirizzo dell’immobile e l’eventuale ordinanza comunale stabiliscono la data che conta davvero per il Suo impianto.

Calendario riscaldamenti 2025-2026: zone climatiche, date accensione e ore consentite
Il Calendario riscaldamenti per la stagione 2025-2026 si divide in sei fasce, dalla zona A alla zona F. La data indica l’inizio del Periodo accensione ordinario e il numero di ore rappresenta il massimo giornaliero. Non significa che l’impianto debba restare acceso per tutte quelle ore: significa che non può superarle, salvo disposizioni particolari adottate dal Comune.
| Zona climatica | Periodo ordinario | Ore massime al giorno | Esempi territoriali |
|---|---|---|---|
| A | Dal 1° dicembre al 15 marzo | 6 ore | Lampedusa e località molto miti del Sud |
| B | Dal 1° dicembre al 31 marzo | 8 ore | Coste della Sardegna, Sicilia e Calabria meridionale |
| C | Dal 15 novembre al 31 marzo | 10 ore | Napoli e parte del Sud peninsulare |
| D | Dal 1° novembre al 15 aprile | 12 ore | Roma, zone interne del Centro e diverse aree insulari |
| E | Dal 15 ottobre al 15 aprile | 14 ore | Milano, Torino, Bologna, Pianura Padana e aree appenniniche |
| F | Nessun limite nazionale di periodo | Nessun limite nazionale di ore | Alpi e specifiche località appenniniche fredde |
La zona A comprende territori con inverni molto miti. Qui l’accensione dal 1° dicembre al 15 marzo e il limite di sei ore sono coerenti con un fabbisogno termico ridotto. In una casa esposta al vento, con infissi vecchi e pareti poco isolate, il disagio può iniziare prima della data prevista. Questo non autorizza a intervenire sull’impianto fuori periodo: occorre verificare se il Comune ha emanato un provvedimento straordinario.
La zona B riguarda soprattutto aree costiere della Sardegna, della Sicilia e della Calabria meridionale. Otto ore al giorno richiedono una regolazione accurata. Un cronotermostato programmabile da 50 a 180 euro, prezzi osservati nel 2026 per modelli base Netatmo, tado° o Bticino, permette di concentrare il funzionamento nelle fasce realmente abitate. Un dispositivo smart non sostituisce la corretta regolazione della caldaia, ma riduce le ore di bruciatore inutili.
La zona C parte il 15 novembre e arriva al 31 marzo. Napoli rientra normalmente in questa fascia. Dieci ore giornaliere sono un tetto elevato per un appartamento ben isolato, mentre possono diventare insufficienti in edifici datati, con dispersioni dalle pareti e dai serramenti. La soluzione non è alzare continuamente la temperatura di mandata: prima va controllata la curva di funzionamento, poi va valutato il comportamento reale delle stanze.
Roma ricade di norma in zona D, con avvio dal 1° novembre e un massimo di dodici ore. Nei condomini con distribuzione verticale e radiatori in ghisa, la temperatura percepita non dipende solo dall’orario. Contano il bilanciamento dell’impianto, le valvole termostatiche e la presenza di aria nei corpi scaldanti. Un radiatore freddo nella parte alta può richiedere uno sfiato, ma se la pressione della caldaia cala frequentemente deve intervenire un manutentore qualificato.
La zona E è quella che interessa molte città del Nord e dell’Appennino, con Milano tra i riferimenti più cercati. Le Date accensione iniziano il 15 ottobre e il limite è di quattordici ore. Il dato non autorizza una temperatura interna eccessiva. Una caldaia Baxi Duo-tec Compact o una Bosch Condens 2300i W, entrambe disponibili anche nelle taglie domestiche da 24 kW, lavorano meglio quando il termostato richiede calore in modo graduale e la mandata è adeguata ai radiatori.
La zona F non è una licenza per consumare senza misura. L’assenza di limiti nazionali su date e ore risponde a condizioni climatiche severe, tipiche delle Alpi e di alcuni Comuni appenninici. Restano validi gli obblighi di manutenzione, i limiti di temperatura ambiente e le norme sulla sicurezza. Una stufa a pellet da 8 kW può essere un’integrazione utile in un’abitazione ben distribuita, ma richiede canna fumaria idonea, presa d’aria e installatore abilitato.
Le fasce climatiche servono a coordinare comfort e consumi: l’orario massimo è un confine di legge, mentre il buon funzionamento dipende dalla regolazione dell’impianto e dall’isolamento della casa.
Regolamenti regionali e ordinanze comunali: quando il sindaco può cambiare il periodo accensione
I Regolamenti regionali possono aggiungere prescrizioni amministrative su catasti impianti, controlli e trasmissione dei rapporti di efficienza, ma il calendario ordinario nasce dalla classificazione nazionale. L’autorità che può intervenire sulle date in presenza di condizioni meteorologiche particolari è il sindaco. L’atto deve essere un’ordinanza motivata, pubblicata dal Comune, non una semplice comunicazione sui social o una voce diffusa nel condominio.
Il sindaco può anticipare l’avvio quando il freddo anomalo mette in difficoltà anziani, famiglie e strutture pubbliche. Può anche ridurre il Periodo accensione o il numero di ore in caso di temperature miti, necessità di contenimento dei consumi o condizioni ambientali locali. Questa possibilità spiega perché non esiste una risposta definitiva valida per tutte le città fino al giorno effettivo dell’accensione.
Durante l’autunno 2025, Milano restava in zona E con data ordinaria al 15 ottobre e quattordici ore giornaliere. La regola, però, non va trasformata in un automatismo per ogni palazzo. Un condominio può avviare gli impianti termici in una fascia oraria più contenuta, per esempio dalle 6:30 alle 9:30 e dalle 17:00 alle 22:00, purché il totale resti nei limiti e il regolamento condominiale non preveda modalità specifiche.
Per chi vive in un edificio centralizzato, il punto operativo è verificare chi gestisce la centrale termica. Se esiste un terzo responsabile, questo soggetto gestisce esercizio, conduzione e manutenzione secondo l’incarico ricevuto. L’amministratore resta il riferimento del condominio, ma non deve ordinare interventi tecnici improvvisati. L’apertura della caldaia, la regolazione del bruciatore e ogni lavoro su gas o parti elettriche richiedono un’impresa abilitata ai sensi del D.M. 37/2008.
Quando l’avvio sembra ritardare, Lei può chiedere all’amministratore tre elementi concreti: la zona climatica attribuita al Comune, l’orario programmato della centrale e l’eventuale ordinanza comunale vigente. Una risposta affidabile contiene data, documento e riferimento al gestore dell’impianto. Una risposta generica, senza indicare chi ha preso la decisione e con quale base, non permette di verificare nulla.
Nei condomini più vecchi, il primo giorno di funzionamento può far emergere problemi fermi da mesi. Una pompa di circolazione rumorosa, una valvola bloccata o una pressione instabile non dipendono dalla data di accensione. Un rumore secco all’avvio non dimostra che la caldaia sia da sostituire. Per una centrale condominiale occorrono misure, controllo della combustione e verifica idraulica sul posto.
Una caldaia murale a condensazione da 24 kW, installazione compresa, costa indicativamente 1.800-2.500 euro nel 2026 quando non sono necessari lavori importanti su scarico fumi, adeguamenti idraulici o opere murarie. Per una sostituzione condominiale le cifre cambiano radicalmente in funzione della potenza, spesso superiore a 100 kW, della cascata di generatori e della contabilizzazione del calore. Un preventivo serio distingue apparecchio, manodopera, materiali, pratiche e IVA.
La gestione del calendario non risolve da sola le dispersioni. Se l’alloggio è freddo anche con radiatori correttamente caldi, le cause possono essere muri non isolati, spifferi, soffitti verso locali non riscaldati o serramenti datati. Prima di investire in una nuova fonte di calore, Lei dovrebbe valutare l’involucro edilizio con un tecnico competente e usare i canali ufficiali ENEA, GSE o Agenzia delle Entrate per verificare incentivi aggiornati.
Un’ordinanza comunale vale più di una data letta su una tabella nazionale, perché applica le Normative riscaldamento alle condizioni reali del territorio.
Temperatura massima in casa e orari: come usare i termosifoni senza superare i limiti
Il limite di temperatura è una delle regole più fraintese dell’Accensione riscaldamenti. Per gli edifici destinati ad abitazione, uffici, scuole e attività analoghe, il D.P.R. 412/1993 indica 20 °C con tolleranza di 2 °C nei singoli ambienti riscaldati. Per edifici industriali, artigianali e assimilabili il riferimento è 18 °C, sempre con tolleranza di 2 °C.
La tolleranza non va letta come un invito a impostare il termostato a 22 °C. È un margine tecnico legato alla misurazione e alla variabilità dei locali. Se Lei imposta 20 °C nel soggiorno e la temperatura raggiunge occasionalmente 21 °C, l’impianto non è automaticamente irregolare. Impostare stabilmente 22 °C significa invece aumentare il consumo, asciugare l’aria e spesso creare differenze sgradevoli tra zona giorno e camere.
La misura va fatta correttamente. Un termostato posto dietro una tenda, vicino a un radiatore, accanto a una porta d’ingresso o esposto al sole dà valori falsati. La posizione migliore è una parete interna, lontana da fonti di calore e correnti d’aria, a circa 1,5 metri dal pavimento. In una casa con più piani, una sola sonda può non rappresentare tutte le stanze.
Una gestione sensata prevede 19-20 °C nelle stanze vissute durante il giorno e 16-18 °C nelle camere da letto. Il valore dipende anche dall’età degli occupanti, dall’umidità e dall’isolamento. Una casa con umidità elevata può sembrare più fredda a parità di termostato. Prima di alzare la temperatura, Lei dovrebbe controllare se i radiatori scaldano in modo uniforme e se la ventilazione dei locali è sufficiente.
La riduzione di un grado può incidere sensibilmente sui consumi. La stima spesso citata è circa l’8% di energia in meno, ma non è una garanzia uguale per ogni abitazione: dipende da clima, dispersioni, abitudini e rendimento dell’impianto. Per un consumo annuo di 1.100 Smc di gas, una variazione del genere può tradursi in circa 110 euro annui, usando un valore indicativo di 1 euro per Smc. La bolletta reale può essere più alta o più bassa.
Il decreto emergenziale del 2022, legato al contenimento dei consumi di gas, aveva ridotto temporaneamente temperature e tempi di esercizio. Quel regime non è il riferimento ordinario per la stagione 2025-2026. Occorre quindi distinguere le misure straordinarie del passato dalle regole oggi applicate, consultando il testo vigente e gli avvisi locali.
Le valvole termostatiche aiutano a distribuire meglio il calore. In una stanza soleggiata, la valvola può limitare il flusso quando il radiatore non serve; in una camera poco usata, può mantenere una temperatura più bassa. Non devono essere coperte da mobili o tende pesanti, perché rileverebbero l’aria calda intrappolata e chiuderebbero troppo presto.
Il riscaldamento a pavimento lavora con logiche diverse dai radiatori. Ha più inerzia e richiede variazioni lente, con mandata spesso compresa fra 30 e 40 °C quando l’impianto è progettato correttamente. Per comprendere pregi e limiti della distribuzione radiante, può consultare questa spiegazione sul riscaldamento a pavimento e i suoi vantaggi pratici. Spegnerlo e riaccenderlo di continuo per brevi intervalli può peggiorare il comfort e non ridurre i costi come si immagina.
La temperatura interna va regolata con il termostato, non aumentando alla cieca la temperatura della caldaia: è questa differenza a separare una gestione controllata da consumi inutili.
Impianti termici prima dell’accensione: controlli pratici, manutenzione e responsabilità
Il primo avvio stagionale è il momento in cui emergono i difetti rimasti nascosti durante l’estate. Una caldaia che non parte può avere una pressione troppo bassa, un blocco di accensione, una valvola chiusa o un problema elettrico. Non è corretto ordinare una sostituzione completa senza diagnosi. Prima di contattare un tecnico, Lei può raccogliere alcune informazioni visibili senza smontare pannelli o intervenire sul gas.
- Controlli il display e annoti il codice visualizzato, come F28 su Vaillant o 501 su Ariston, prima di effettuare un eventuale reset previsto dal manuale.
- Verifichi che la pressione indicata a impianto freddo sia vicina al valore raccomandato dal costruttore, spesso tra 1 e 1,5 bar.
- Accerti che il cronotermostato abbia batterie funzionanti, programmazione attiva e una temperatura richiesta superiore a quella rilevata.
- Osservi se i radiatori perdono acqua, restano freddi nella parte alta o producono rumori insoliti durante la circolazione.
- Chiami subito un tecnico abilitato e il distributore del gas se percepisce odore di gas, senza azionare interruttori o fiamme libere.
Il libretto di impianto deve essere aggiornato e conservato. Il rapporto di controllo di efficienza energetica non coincide sempre con una semplice manutenzione: frequenze e obblighi dipendono da tipologia, potenza e disposizioni regionali. Per una caldaia domestica a gas sotto i 35 kW, molte Regioni prevedono periodicità specifiche per il controllo fumi. Lei deve verificare il catasto impianti della propria area e affidarsi a un manutentore abilitato.
Un tecnico affidabile rilascia un documento scritto con attività svolte, valori misurati, ricambi proposti e costo. Se viene suggerita la sostituzione di un componente, chieda il codice del ricambio e la ragione tecnica. Una scheda elettronica per una caldaia domestica può costare indicativamente 180-450 euro nel 2026, esclusa manodopera, mentre un elettrodo di accensione costa molto meno. Senza diagnosi, il preventivo resta una supposizione costosa.
La pressione bassa non autorizza a riempire ripetutamente l’impianto ogni settimana. Un singolo rabbocco può essere previsto dal manuale, ma una perdita ricorrente richiede ricerca della causa. Può dipendere da radiatori, valvola di sicurezza, vaso di espansione o scambiatore. Aggiungere acqua di frequente aumenta il rischio di calcare e corrosione nell’impianto.
La sostituzione di una caldaia a gas va valutata anche in funzione dell’edificio. In un appartamento ben isolato, una pompa di calore aria-acqua può diventare una scelta concreta, soprattutto con radiatori dimensionati a bassa temperatura o impianto radiante. In un edificio scarsamente isolato e con radiatori piccoli, il gas può restare più adatto finché non si interviene sulle dispersioni. Una pompa di calore aria-acqua da 6-8 kW, installata, si colloca spesso fra 7.000 e 12.000 euro nel 2026 prima di eventuali incentivi, da verificare sui canali GSE ed ENEA.
Quando manca poco alle Date accensione, un climatizzatore in pompa di calore può coprire una stanza per poche ore. Un monosplit da 9.000 BTU, adatto in molti casi a locali di circa 20-25 m² con isolamento medio, costa indicativamente 700-1.300 euro installato nel 2026. Non va dimensionato solo sulla superficie: esposizione, altezza dei soffitti e isolamento cambiano il fabbisogno.
Per chi preferisce integrare con biomassa, una stufa a pellet deve essere scelta in base alla potenza reale e alla possibilità di installazione conforme. Un apparecchio da 8 kW può costare da 1.500 a 3.500 euro, esclusi eventuali lavori per canna fumaria. Questa guida per riscaldare casa con il pellet chiarisce perché il combustibile e la manutenzione incidono quanto la potenza dichiarata.
La manutenzione prima dell’inverno non serve soltanto a far ripartire la caldaia: serve a individuare un difetto quando c’è ancora tempo per scegliere il tecnico e valutare un preventivo scritto.
Accensione riscaldamento 2025 nelle Regioni italiane: cosa fare se fa freddo prima della data prevista
Quando le temperature calano prima del calendario, la tentazione è avviare subito i radiatori. Per gli impianti centralizzati, questa scelta non spetta al singolo condomino. L’amministratore deve verificare il Comune, l’eventuale ordinanza e le condizioni dell’impianto. Per il riscaldamento autonomo, la responsabilità è collegata al proprietario o all’occupante responsabile, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 192/2005.
Le sanzioni per il mancato rispetto di periodi, orari e temperature esistono. L’applicazione concreta dipende dagli accertamenti degli enti competenti e dalle circostanze. Non ha senso puntare a un comportamento formalmente irregolare per risolvere un disagio che può dipendere da un problema localizzato, come un appartamento esposto a nord, una perdita d’aria dalle finestre o una caldaia con termostato mal posizionato.
La prima verifica riguarda l’involucro. Guarnizioni delle finestre deteriorate, cassonetti delle tapparelle non isolati e porte che lasciano passare aria fredda possono abbassare rapidamente la temperatura percepita. Piccoli interventi di tenuta non sostituiscono una riqualificazione edilizia, ma riducono gli spifferi senza modificare l’impianto. Per lavori su pareti, cappotto, serramenti o impianti fissi occorre un professionista competente e un preventivo dettagliato.
Un climatizzatore a pompa di calore può essere usato come integrazione temporanea in un ambiente occupato, purché l’apparecchio sia installato correttamente e la potenza sia proporzionata. Un modello Daikin Perfera o Mitsubishi Electric MSZ-AP da 9.000 BTU può gestire una stanza media ben isolata, ma non può sostituire automaticamente l’impianto di tutto un appartamento con porte aperte e ambienti disperdenti. La resa varia con la temperatura esterna e con la qualità dell’installazione.
Per la sola acqua calda sanitaria, non bisogna confondere scaldabagno e sistema di riscaldamento domestico. Uno scaldabagno a pompa di calore da 80-100 litri costa spesso 1.200-2.000 euro installato nel 2026, ma serve a produrre acqua sanitaria e non alimenta i radiatori. La sua convenienza dipende dai consumi familiari, dallo spazio tecnico disponibile e dalla temperatura del locale di installazione.
Il freddo precoce può far emergere anche una cattiva regolazione. Se il termostato è impostato a 19 °C ma il locale non supera 17 °C con radiatori caldi, il problema potrebbe essere la dispersione. Se invece i radiatori restano freddi, occorre controllare circolazione, valvole e pressione. Sono due diagnosi diverse, con interventi e costi diversi.
Le scelte di Efficienza energetica non vanno rinviate all’ultimo giorno utile. Una manutenzione programmata a settembre o ottobre costa normalmente meno in termini organizzativi rispetto a una chiamata urgente nei primi giorni freddi. Un’uscita urgente per caldaia domestica viene spesso quotata fra 100 e 180 euro nel 2026, prima di ricambi e maggiorazioni festive, mentre un controllo programmato resta generalmente più contenuto.
Per verificare bonus, detrazioni o contributi, Lei deve usare fonti ufficiali aggiornate. Il GSE pubblica le regole del Conto Termico, ENEA raccoglie indicazioni sulle detrazioni applicabili e l’Agenzia delle Entrate chiarisce il trattamento fiscale. Le percentuali e le scadenze cambiano nel tempo, quindi un importo letto in un articolo del 2025 non va applicato automaticamente alle pratiche presentate nel 2026.
Prima dell’accensione stagionale, verifichi il Comune, lo stato della caldaia e la regolazione del termostato: sono tre controlli distinti che evitano decisioni affrettate nelle prime giornate fredde.
Quando si possono accendere i riscaldamenti a Milano nella stagione 2025-2026?
Milano rientra normalmente nella zona climatica E. Il periodo ordinario va dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno, salvo ordinanze comunali che modifichino temporaneamente queste condizioni.
Roma segue le stesse date di Milano per l’accensione del riscaldamento?
No. Roma è normalmente in zona climatica D, con periodo ordinario dal 1° novembre al 15 aprile e fino a 12 ore giornaliere. Occorre comunque verificare gli avvisi del Comune di Roma per eventuali variazioni.
Qual è la temperatura massima consentita in un appartamento?
Per le abitazioni il riferimento ordinario è 20 °C, con una tolleranza di 2 °C prevista dal D.P.R. 412/1993. Per edifici industriali e artigianali il valore è 18 °C, sempre con tolleranza di 2 °C.
Chi risponde delle regole in un condominio con impianto centralizzato?
La responsabilità ricade sull’amministratore di condominio o sul soggetto incaricato della gestione dell’impianto, come il terzo responsabile. Il singolo condomino non può decidere autonomamente l’accensione della centrale.
Cosa fare se la caldaia non parte il giorno dell’accensione?
Controlli il display, la pressione dell’impianto e il termostato, senza intervenire su gas o parti elettriche. Se compare un codice come F28 Vaillant o 501 Ariston, o se sente odore di gas, contatti un tecnico abilitato e segua le procedure di emergenza del distributore.
