In breve
- Il contratto di manutenzione caldaia conviene quando trasforma guasti imprevisti in controlli pianificati, con tempi certi di assistenza e documentazione completa.
- Senza un accordo scritto i costi di riparazione in pieno inverno possono superare in pochi interventi il canone di diversi anni.
- Un buon contratto tutela sicurezza, efficienza e conformità alle norme (D.P.R. 74/2013, D.Lgs. 192/2005), riducendo il rischio di sanzioni e fermi impianto.
- Per gli appartamenti singoli il valore è nella prevedibilità delle spese; per condomìni e patrimoni immobiliari il contratto diventa uno strumento di gestione del rischio.
- La convenienza reale dipende da cosa è scritto nero su bianco: perimetro tecnico, SLA, ricambi inclusi, modalità di rinnovo e recesso.
Contratto di manutenzione caldaia: quando conviene davvero e quando no
Ogni inverno, tra novembre e gennaio, i centri di assistenza ricevono un’ondata di chiamate per guasti improvvisi alla caldaia. Molte di queste arrivano da chi non ha alcun contratto di manutenzione attivo e scopre all’ultimo minuto che il tecnico non è disponibile per giorni. Da qui nasce la domanda pratica: sottoscrivere un contratto strutturato di manutenzione caldaia conviene davvero, oppure è solo un costo fisso in più?
La risposta dipende dal tipo di impianto, dall’uso e dal profilo di rischio dell’immobile. Un piccolo appartamento con una caldaia murale da 24 kW a condensazione vive situazioni molto diverse rispetto a un condominio con generatore centralizzato da 200 kW. In un caso la priorità è evitare la riparazione d’urgenza la sera di Natale, nell’altro è garantire continuità di servizio e conformità al catasto regionale degli impianti.
Nel mercato italiano, per una caldaia domestica a gas metano, i prezzi rilevati nel 2025–2026 mostrano che un singolo intervento di manutenzione ordinaria con prova fumi costa in media 80–130 €, mentre un contratto annuale con canone fisso si colloca tra 100 e 180 € per unità, a seconda della zona e dei servizi inclusi. Per impianti condominiali oltre 100 kW si passa facilmente a 1 500–3 000 € l’anno, con pacchetti più articolati.
Per capire la convenienza bisogna confrontare questi numeri con il costo di una chiamata di emergenza. In molte città italiane, un’uscita urgente serale o festiva con prima diagnosi e piccola riparazione costa tra 150 e 250 €, esclusi eventuali ricambi importanti. Due guasti in pieno inverno possono superare l’importo di un canone annuale strutturato che include manutenzione programmata, analisi di combustione e una o due chiamate d’urgenza.
La convenienza non è solo economica. Un impianto curato regolarmente, soprattutto se caldaia a condensazione, mantiene più facilmente il rendimento dichiarato dal costruttore. Studi di settore e rilevazioni su impianti reali mostrano differenze anche del 10–15 % sui consumi di gas tra un generatore pulito e correttamente tarato e uno trascurato per diversi anni. Su una famiglia che spende 1 000 € di metano per il riscaldamento stagionale, un 10 % di risparmio significa circa 100 € l’anno, che spesso coprono il canone di manutenzione base.
Esiste però anche il rovescio della medaglia. Non tutti i pacchetti venduti come “contratto manutenzione caldaia” sono davvero convenienti. Alcuni includono solo il tagliando annuale che Lei sarebbe comunque obbligato a fare per legge, aggiungendo poco o nulla in termini di priorità invernale o gestione documentale. In altri casi le condizioni su SLA, ricambi e chiamate extra sono formulate in modo poco chiaro, con il rischio di trovarsi costi imprevisti proprio nelle situazioni critiche.
Per avere un metro di paragone concreto può essere utile confrontare i vari modelli di offerta presenti sul mercato. Guide tecniche dettagliate, come gli approfondimenti su manutenzione caldaia e costi medi, mostrano cosa dovrebbe sempre essere presente in un contratto serio: elenco puntuale delle attività, frequenza dei controlli di efficienza, gestione del Libretto d’Impianto e modalità di invio dei dati al catasto regionale.
Il punto di arrivo di questa prima analisi è semplice: il contratto di manutenzione conviene quando sposta il rischio tecnico e organizzativo dal singolo proprietario a un fornitore strutturato, con assistenza misurabile, tempi garantiti e numeri alla mano. Non conviene quando replica, a prezzo maggiore, quello che Lei potrebbe già ottenere con una singola manutenzione annuale ben pianificata.
Manutenzione ordinaria caldaia nel contratto: attività, tempi e impatto su sicurezza ed efficienza
La parte più concreta di un contratto di manutenzione caldaia è l’elenco delle attività tecniche incluse. Qui si gioca la differenza tra un controllo superficiale di venti minuti e un intervento fatto con metodo, che riduce davvero i guasti e migliora efficienza e sicurezza. Un documento scritto bene specifica ogni passaggio in modo verificabile, non con formule vaghe.
Per una caldaia murale domestica a metano, una manutenzione ordinaria completa comprende in genere una combinazione di controlli meccanici, pulizie e regolazioni. In un condominio con generatore di centrale questi passaggi si estendono a circolatori, vasi di espansione, valvole di sicurezza, bollitori ACS e sistemi di regolazione climatica. In tutti i casi la logica è la stessa: eliminare deposito, migliorare scambio termico, verificare tenuta gas e prova di combustione.
Un pacchetto ben strutturato dovrebbe includere almeno:
- Controlli di sicurezza su tenuta gas, dispositivi di blocco, tiraggio e ventilazioni.
- Pulizia del bruciatore, dello scambiatore e del sifone condensa per le caldaie a condensazione.
- Verifica vasi di espansione, pressostati, circolatori e valvole di sicurezza.
- Controllo pressione impianto, spurgo di alcuni radiatori campione e verifica filtri defangatori.
- Analisi di combustione con stampa valori e redazione del Rapporto di Efficienza Energetica quando richiesto.
Su una caldaia a condensazione moderna da 24–28 kW (Vaillant, Baxi, Ariston, Immergas, Beretta, per citare alcune marche diffuse), la pulizia corretta del circuito fumi e dello scambiatore primario riduce la formazione di croste e migliora il rendimento. Se il tecnico dedica il tempo necessario – in molti casi 45–60 minuti effettivi – l’impianto lavora più vicino alle condizioni di targa, con un impatto diretto sui consumi e sul comfort.
Dal punto di vista della normativa, il contratto deve tenere conto di D.P.R. 74/2013, D.Lgs. 192/2005 e delle norme UNI di settore, come UNI 10389 per l’analisi di combustione e UNI 7129 per gli impianti a gas domestici. La frequenza dei controlli di efficienza energetica varia in base a potenza, tipo di combustibile e prescrizioni regionali: in molte Regioni per caldaie a gas sotto 35 kW la prova fumi è biennale, in altre l’obbligo è più frequente.
In ogni caso, il libretto di impianto deve essere aggiornato, e il Rapporto di Efficienza Energetica va trasmesso al catasto regionale (CURIT, SIERT, Criter, C.I.R.C.E., a seconda della zona). Un contratto ben scritto indica chi compila, chi invia, in quali tempi e con quali costi di bollo o contributo. Questo riduce il rischio di sanzioni in caso di ispezione da parte degli enti competenti.
Sotto il profilo della sicurezza, i controlli sul circuito fumi e sulla ventilazione del locale tecnico sono spesso sottovalutati da chi si concentra solo sul funzionamento “apparente” della caldaia. Verificare che non ci siano ostruzioni alla canna fumaria, che il rilevatore di CO non segnali anomalie e che l’aria circoli correttamente è decisivo soprattutto per apparecchi a camera aperta ancora diffusi in molti fabbricati più datati.
Per quanto riguarda i tempi, una manutenzione ordinaria che scende davvero nel dettaglio non può durare dieci minuti. Se nel contratto è previsto un forfait molto basso, è lecito chiedersi quanto tempo reale verrà dedicato all’apparecchio. Un modo semplice per proteggersi consiste nel richiedere rapporti di intervento dettagliati, con elenco delle operazioni e misure rilevate.
In questo quadro, la convenienza del contratto non si misura solo sul canone ma sul rapporto tra attività effettivamente svolte e impatto su sicurezza ed efficienza. Un impianto pulito, tarato e documentato correttamente riduce i guasti “a sorpresa” e mantiene più stabile la bolletta del gas nel corso degli anni.
Costi, canone fisso e confronto con interventi a chiamata: numeri per decidere
Per capire se il contratto di manutenzione caldaia conviene davvero, servono numeri concreti. In Italia, nel biennio 2025–2026, i rilevamenti di mercato mostrano alcune fasce di costi abbastanza ricorrenti sia per gli impianti domestici sia per quelli condominiali. Confrontare questi dati con le proprie abitudini di utilizzo aiuta a scegliere tra canone fisso e gestione “a chiamata”.
Per un appartamento con caldaia autonoma, i valori medi sono i seguenti:
| Tipo di intervento | Descrizione | Costo medio 2025–2026 |
|---|---|---|
| Manutenzione ordinaria singola | Pulizia, controlli base, eventuale prova fumi | 80–130 € |
| Chiamata urgente feriale | Uscita entro poche ore, prima diagnosi | 120–180 € + pezzi |
| Chiamata festiva/serale | Intervento in orari non lavorativi | 150–250 € + pezzi |
| Contratto annuale base | 1 manutenzione + prova fumi + promemoria | 100–180 € |
| Contratto annuale con priorità guasti | Manutenzione + SLA + chiamate scontate | 160–260 € |
Su questa base, un proprietario che fa ogni anno il controllo completo e registra in media un guasto ogni due o tre anni, spesso risparmia con un contratto base rispetto alle chiamate singole, soprattutto se vive in zone dove i tecnici applicano diritti di chiamata elevati. In città metropolitane come Milano o Roma, una combinazione di tagliando + una sola emergenza festiva può superare i 300 €, cioè più del canone di un pacchetto annuale con priorità e sconti sui ricambi.
Per impianti più complessi la logica è ancora più netta. Un condominio di sette piani con 28 appartamenti e caldaia a condensazione centralizzata da 180–250 kW richiede almeno due visite programmate l’anno, con assistenza garantita in inverno e gestione documentale verso il catasto regionale. In fac-simili di preventivo realistici per questo tipo di situazione, il canone annuo si colloca intorno a 1 900–2 500 € + IVA per il pacchetto base di riscaldamento, con supplementi per ACS centralizzata e opzioni come telecontrollo e reperibilità festiva.
Se la centrale termica rimane ferma un’intera giornata in gennaio, i costi indiretti si sommano immediatamente: disagio degli inquilini, possibili danni da gelo a tubazioni esposte, rischio di contestazioni verso l’amministratore. In questi contesti, il valore del contratto non è tanto la riduzione aritmetica della spesa ma la copertura organizzativa e la riduzione del rischio di fermo prolungato.
Per chi vuole una visione più ampia del bilancio tra canone e consumi, è utile affiancare alla gestione della caldaia anche interventi di efficienza come la scelta di una caldaia a condensazione orientata al risparmio o, dove l’isolamento lo consente, soluzioni ibride con pompa di calore. In questi casi la manutenzione regolare non è una voce isolata ma un tassello di una strategia di riduzione dei consumi.
Nei contratti più completi, soprattutto per patrimoni immobiliari multi-sito, compaiono anche opzioni di telecontrollo e diagnostica remota, con canoni aggiuntivi che nel 2026 si aggirano attorno a 500–800 € l’anno per sito, a cui si somma il costo iniziale del kit. Il ritorno si misura in meno uscite di emergenza, regolazioni ottimizzate e minori sprechi.
Il punto da tenere presente è che nessun contratto è “economico” se non è trasparente. La lettura del prospetto economico deve permetterLe di capire al primo colpo d’occhio cosa è incluso, cosa è escluso e come vengono gestiti gli extra in caso di guasto imprevisto. Un canone leggermente più alto ma comprensibile è spesso preferibile a un’offerta low cost piena di asterischi.
Normativa, responsabilità e rapporto con inquilini e proprietari: cosa mettere nero su bianco
Oltre alla parte tecnica, un contratto di manutenzione caldaia ben strutturato chiarisce fin da subito chi è responsabile di cosa. Questo è decisivo sia per le verifiche ispettive sia per i rapporti tra conduttore e locatore quando l’immobile è in affitto. Il quadro normativo italiano, arricchito nel tempo da decreti e circolari, richiede oggi una gestione documentale seria e tracciabile.
Sul fronte legale, il riferimento principale resta il D.P.R. 74/2013, che disciplina esercizio, controllo e manutenzione degli impianti termici, integrato dal D.Lgs. 192/2005 sul rendimento energetico. Le norme UNI definiscono poi le modalità pratiche di esecuzione delle verifiche, per esempio UNI 10389 per l’analisi dei prodotti della combustione.
Il contratto dovrebbe indicare con chiarezza:
- Chi è il “responsabile dell’impianto” ai sensi di legge (proprietario, amministratore, conduttore o soggetto terzo).
- Con quale periodicità vengono effettuati i controlli di efficienza energetica in base a potenza e combustibile.
- Chi compila il Rapporto di Efficienza Energetica, chi lo firma e chi lo trasmette al catasto regionale.
- Come viene gestito e dove è archiviato il Libretto d’Impianto, anche in formato digitale.
Per gli immobili in locazione, gli articoli 1576 e 1621 del codice civile distinguono tra manutenzione ordinaria, a carico del conduttore, e interventi straordinari, a carico del proprietario. La sostituzione della caldaia o della scheda elettronica principale rientra in genere tra gli oneri del locatore. Il controllo periodico, la pulizia e la piccola manutenzione sono invece considerati spese ordinarie, quindi tipicamente a carico dell’inquilino, salvo diversi accordi scritti.
Inserire nel contratto di locazione un richiamo alle scadenze di manutenzione, magari collegato a un contratto di assistenza già attivato con una ditta abilitata, evita molte discussioni successive. Se l’impianto è centralizzato, la figura chiave diventa l’amministratore di condominio, che gestisce convenzioni pluriennali con ditte specializzate e ripartisce i costi tra i condomini.
Un altro aspetto da non trascurare riguarda le coperture assicurative del manutentore. Qualsiasi contratto dovrebbe riportare la presenza di una polizza di responsabilità civile professionale in corso di validità, oltre alle abilitazioni previste dal DM 37/08 per gli impianti a gas. Il lettore può utilizzare guide come quelle dedicate alla scelta di un centro assistenza autorizzato affidabile per verificare certificazioni, marchi gestiti e strumenti utilizzati.
Sul piano privacy, la gestione digitale dei rapporti di intervento e del Libretto d’Impianto comporta il trattamento di dati personali. Il contratto deve quindi essere allineato al GDPR, specificando finalità del trattamento, tempi di conservazione e diritti dell’interessato. Questo vale soprattutto per patrimoni immobiliari gestiti da società e fondi, dove l’archivio documentale comprende decine o centinaia di impianti.
Infine, è bene che il documento disciplini anche durata, rinnovo e recesso. I contratti annuali con rinnovo tacito sono diffusi, ma la clausola di disdetta (per esempio 60 giorni prima della scadenza) deve essere chiaramente indicata. Allo stesso modo è opportuno prevedere cosa succede in caso di mancato pagamento, impianto non a norma o presenza di situazioni di pericolo: la sospensione del servizio non può mai lasciare l’edificio in condizioni di rischio per la sicurezza degli occupanti.
Quando questi elementi sono scritti con precisione, il contratto non è più solo un elenco di interventi ma un quadro di riferimento che tutela entrambe le parti e rende più fluido il rapporto tra proprietari, inquilini e manutentori.
Servizi extra invernali, ricambi e opzioni avanzate: come far diventare il contratto un vantaggio competitivo
La vera prova della qualità di un contratto di manutenzione caldaia si vede in inverno, nelle prime 24–48 ore dopo un blocco. Qui entrano in gioco servizi specifici che spesso fanno la differenza tra un semplice contratto “sulla carta” e un accordo che diventa un vantaggio operativo reale, soprattutto per condomìni, strutture ricettive, scuole e uffici.
Un buon pacchetto invernale prevede di norma un check prestagionale tra settembre e ottobre, con verifica dei dispositivi antigelo, controllo della circolazione minima, ispezione dei passaggi condensa e isolamento delle tubazioni più esposte. Nei mesi freddi, vengono attivati cicli automatici di movimento di pompe e valvole per evitare grippaggi dopo lunghe soste, soprattutto su impianti che alternano lunghi periodi di fermo e brevi picchi di utilizzo.
Sui generatori a condensazione di media e alta potenza, il controllo dei terminali fumi dopo forti nevicate o gelate è altrettanto determinante. Una ostruzione parziale dello scarico fumi può innescare blocchi ripetuti o, nei casi peggiori, condizioni di esercizio fuori parametro. Il contratto dovrebbe specificare se questi controlli rientrano nelle visite programmate o se sono considerati interventi straordinari su chiamata.
Il capitolo ricambi è un altro punto critico per valutare i costi e la convenienza. In molti contratti sono inclusi solo materiali di consumo – guarnizioni, elettrodi di accensione e ionizzazione, prodotti chimici per il reintegro del circuito – mentre componenti ad alto valore come scambiatori, schede elettroniche, circolatori e valvole tre vie vengono quotati a parte. Chiarezza sulle liste di inclusione ed esclusione evita sorprese quando un guasto richiede parti costose.
Nei contratti “tutto incluso light” per centrali termiche condominiali, si vedono sempre più spesso soluzioni che prevedono canoni maggiorati in cambio di sconti consistenti sui ricambi principali e chiamate illimitate senza diritto di chiamata. Il gestore compra prevedibilità e riduzione del rischio di extra budget, mentre il manutentore fidelizza il cliente nel medio periodo.
Per patrimoni immobiliari articolati, come catene di negozi o complessi direzionali, hanno preso piede anche servizi di telecontrollo. Un sistema di monitoraggio remoto legge temperatura mandata e ritorno, stati di errore, cicli di accensione e parametri climatico-ambientali, permettendo di intervenire in anticipo o di guidare al telefono il personale in loco per piccoli ripristini. Molti software generano anche report energetici mensili che aiutano a individuare derive di efficienza e anomalie di consumo.
Queste opzioni aggiuntive hanno un costo, ma in diversi casi vengono compensate dalla riduzione dei fermi impianto e delle chiamate di emergenza. Per esempio, un sistema di monitoraggio che evita due fermate prolungate di una centrale termica condominiale in alta stagione ha già ripagato buona parte del canone annuale del servizio.
In parallelo, il trattamento dell’acqua dell’impianto, secondo la norma UNI 8065, è un altro elemento che può essere inserito nel contratto o gestito con preventivo separato. Analisi del circuito, installazione di defangatori magnetici, carica di inibitori di corrosione e controllo periodico dello stato dell’acqua riducono l’usura di scambiatori e circolatori, allungando la vita dell’impianto. I costi iniziali sono più alti, ma i benefici si vedono sui guasti evitati negli anni successivi.
Per chi valuta soluzioni ibride – per esempio abbinamento di una caldaia a gas con pompa di calore aria-acqua – la manutenzione deve coordinare entrambi i sistemi. In questi casi è utile approfondire comparazioni tecniche come quelle sul rapporto tra pompa di calore e caldaia a gas, per capire come orientare il contratto verso i componenti più critici per il proprio edificio.
Quando queste estensioni vengono scelte con criterio, il contratto non è più solo un obbligo, ma un modo per gestire il parco impianti in modo proattivo, riducendo guasti, costi imprevisti e consumi nel medio periodo.
Come leggere, confrontare e negoziare un contratto di manutenzione caldaia: checklist pratica
Arrivati al momento della firma, la domanda decisiva resta sempre la stessa: questo contratto di manutenzione caldaia mi protegge davvero oppure no? Per rispondere in modo lucido, conviene usare una semplice checklist, utile tanto al singolo proprietario quanto all’amministratore di condominio o al facility manager di un’azienda.
Il primo blocco riguarda il perimetro tecnico. Il documento dovrebbe indicare con precisione marca, modello, potenza e combustibile della caldaia, oltre agli eventuali componenti correlati coperti: circolatori, bollitori, valvole termostatiche, centraline climatiche. In caso di impianti centralizzati è importante anche l’indicazione della potenza termica complessiva e del numero di utenti serviti.
Successivamente, bisogna verificare il piano interventi: quante visite programmate l’anno, in quali periodi e con quale preavviso minimo. Un calendario condiviso, definito già in autunno, permette di evitare accumuli di richieste a dicembre e gennaio, quando i manutentori sono più sotto pressione. La presenza di promemoria automatici, via e-mail o sms, è un plus semplice ma molto utile.
Il capitolo SLA, cioè i livelli di servizio, va letto palabra per parola. Tempi massimi di intervento in caso di guasto invernale, fasce orarie coperte, eventuale reperibilità serale o festiva, aree geografiche servite. Alcuni contratti prevedono indicatori di prestazione (KPI) con sconti sul canone in caso di mancato rispetto dei tempi promessi per responsabilità del fornitore. Questo è un segnale di affidabilità da considerare con attenzione.
Anche la gestione delle riparazioni straordinarie merita uno sguardo approfondito. Il documento deve specificare come vengono comunicati i preventivi per interventi non coperti, quali soglie richiedono una approvazione esplicita e quali materiali sono considerati di consumo rispetto ai componenti a maggior costo. Chiarezza qui significa evitare discussioni quando si rompe uno scambiatore o una scheda.
Non meno importante è il tema della documentazione. Un contratto moderno prevede rapporti di intervento dettagliati, preferibilmente in formato digitale accessibile al cliente: foto, misure strumentali, prescrizioni. L’aggiornamento del Libretto d’Impianto, la redazione del Rapporto di Efficienza Energetica e l’invio al catasto regionale devono essere descritti passo dopo passo, con indicazione degli oneri di bollo o contributi regionali.
Per completare la valutazione, può essere utile confrontare due o tre proposte diverse usando sempre gli stessi criteri: perimetro coperto, canone annuo, servizi invernali, gestione documentale, condizioni di recesso e penali. Questo approccio trasforma la scelta da decisione “a sensazione” a confronto strutturato, dove le differenze emergono in modo molto più evidente.
Chi vuole andare ancora più a fondo può integrare nella propria valutazione elementi di efficienza energetica, verificando anche incentivi e agevolazioni attive sul rinnovamento degli impianti. Guide aggiornate sui bonus caldaie in vigore aiutano a capire quando può convenire sostituire una vecchia caldaia, inserendo nel nuovo contratto anche la manutenzione del generatore appena installato.
La chiusura del ragionamento è tutta operativa: un buon contratto di manutenzione caldaia è quello che Lei riesce a spiegare a voce in due minuti, con la certezza di aver capito chi fa cosa, quando, con quali limiti e a che prezzo. Se questa spiegazione non fila, è il segnale che vale la pena chiedere chiarimenti o rinegoziare prima di firmare.
In quali casi il contratto di manutenzione caldaia conviene di più?
Conviene soprattutto quando l’impianto è critico per il comfort di molte persone (condomini, strutture ricettive, uffici) o quando negli ultimi anni Lei ha già avuto più di una chiamata d’emergenza in inverno. In questi contesti il canone fisso, con visite programmate e SLA chiari, costa spesso meno della somma di manutenzioni e riparazioni a chiamata, e riduce nettamente il rischio di fermo prolungato.
Cosa deve contenere almeno un buon contratto di manutenzione caldaia?
Dovrebbe sempre indicare dati completi dell’impianto, elenco dettagliato delle attività di manutenzione ordinaria, frequenza dei controlli, livelli di servizio in caso di guasto, gestione di Libretto d’Impianto e Rapporto di Efficienza Energetica, politica ricambi (inclusi ed esclusi), condizioni economiche e modalità di recesso o rinnovo. Senza questi elementi, la tutela per il cliente resta debole.
Con un contratto sono coperti tutti i pezzi di ricambio?
Nella maggior parte dei casi no. Di solito il canone include materiali di consumo come guarnizioni, elettrodi e prodotti chimici, mentre componenti ad alto costo (scambiatori, schede elettroniche, circolatori, valvole tre vie) sono esclusi e vengono quotati a parte. Per evitare malintesi è utile chiedere una tabella esplicita degli elementi coperti e di quelli esclusi.
Chi paga la manutenzione caldaia in affitto, inquilino o proprietario?
La manutenzione ordinaria, cioè i controlli periodici, la pulizia e i piccoli interventi, rientra di norma tra le spese a carico dell’inquilino, mentre gli interventi straordinari e la sostituzione della caldaia restano al proprietario. È comunque prudente che contratto di locazione e contratto di manutenzione specifichino chiaramente la ripartizione dei costi per evitare discussioni future.
Ogni quanto va fatta la manutenzione e il controllo di efficienza energetica?
La frequenza dipende da potenza, combustibile e norme regionali. Indicativamente, per le caldaie a gas di piccola potenza gli interventi di manutenzione sono spesso annuali, mentre le prove di efficienza energetica possono essere biennali o con altre cadenze stabilite da D.P.R. 74/2013, norme UNI e regolamenti regionali. Per sapere con certezza la scadenza corretta va consultato il libretto dell’impianto e il catasto regionale impianti termici.
